Il cardinal Ratzinger interrogato da Vittorio Messori sull’assenza dell’Inferno nella catechesi e nelle omelie domenicali, rispose: «Il fatto è che oggi tutti, anche nel clero, ci crediamo talmente buoni da non poter meritare altro che il Paradiso. Siamo impregnati di una cultura che, a forza di alibi e di attenuanti, vuol togliere agli uomini il senso della loro colpa, del loro peccato. Tutte le ideologie della modernità sono unite da un dogma fondamentale. E, cioè, la negazione di quella realtà che la fede lega all’Inferno: il peccato». […]
Ci è promessa infatti la divinizzazione e nessuno può immaginare o dire cosa significhi partecipare alla divinità, perché «Dio è al di sopra di quanto noi possiamo dire o pensare di Lui» (San Tommaso d’Aquino). È in questa vita terrena che decidiamo liberamente il nostro destino eterno.
San Francesco di Sales lo spiega molo chiaramente: «Considerate che, uscita dal corpo, l’anima si avvia per la sua strada, a destra o a sinistra. Ahimè, dove andrà la vostra? Che cammino terrà? Non altro che quello che ha iniziato in questo mondo».
L’Inferno c’è, è un supplizio eterno ed è terribile, come più volte ripete Gesù nel Vangelo.
L’Inferno è la stessa privazione di Dio, che è la Felicità, l’Inferno è il trovarci (per nostra volontà) nelle mani di Satana.
Anno di pubblicazione: A.A. 2018/19