La testimonianza di Pavel A. Florenskij oggi
Nell’anniversario della morte del grande matematico, filosofo e sacerdote russo Pavel A. Florenskij (8 dicembre 1937), il professor Natalino Valentini presenta la prima edizione integrale in italiano delle lettere scritte nei cinque anni di prigionia precedenti la sua fucilazione (Vi penso sempre…, Mondadori, Milano 2024).

Cos’era il gulag delle Solovki?
Le isole Solovki sono poste in mezzo al Mar Bianco, a 165 chilometri dal Circolo Polare Artico, sono sospese tra il cielo e la terra: da secoli uno dei principali centri di spiritualità monastica dell’ortodossia russa, luogo di silenzio e di preghiera, di santità e di luminosa ascesi: così le descrive Aleksandr Solženicyn, nel suo Arcipelago Gulag celebre opera pubblicata per la prima volta nel 1973.
Ma l’antico e mirabile complesso monastico fondato dai santi monaci era stato trasformato dai bolscevichi in uno dei più terrificanti campi di sterminio e di martirio del XX secolo, «uno dei luoghi di maggiore sofferenza dei cristiani russi». Da questo «cantiere infernale», o «cimitero dei vivi» non meno terrificante di Auschwitz o Dachau, Florenskij trova la forza di scrivere le sue missive, intrise di levità, tenerezza e letizia, nonostante la lucida consapevolezza della tragedia in atto e della condanna a morte che ormai incombe su di lui e su altre migliaia di prigionieri.