Nr. 11/2022
Studi e Ricerche
S. Ecc.Mons. LORENZO GHIZZONI
Editoriale
GOTTFRIED UGOLINI
Abuso e maltrattamenti nell’infanzia e nell’adolescenza
ANNALISA MARINONI
L’abuso e il maltrattamento all’infanzia
Verso l’emersione di un fenomeno sommerso e invisibile
CARLO SARTONI
Le ferite non vanno mai in prescrizione
GILBERTO ZAPPITELLO
La ragione umana alla prova della resurrezione di Gesù
Vita dell’Istituto
DAVIDE BRIGHI
Dio mi ha fatto per te, o uomo
La questione ambientale difronte all’antropocentrismo cristiano
MARCO GIORDANO
Ecologia: opportunità o opportunismo?
Breve riflessione teologica, ecumenica ed interreligiosa
MARCELLO PALAZZI
La logica del tempo: benedizione e restituzione
FEDERICO EMALDI
Tutti fratelli?? Verso una pastorale della cura
RUGGERO BENERICETTI
La lettera del diacono Giovanni di Roma al Vir Illustris Senario di Ravenna
EMANUELA PENNI
Il rito funerario antico: dalla disperazione pagana alla speranza cristiana (breve approfondimento) a mia nonna Clara
Recensioni
Fabio Gambetti
Marco Giordano
Carlo Sartoni
Alessandro Russo
EDITORIALE
Tra le sfide epocali che le Chiese locali devono affrontare in questo nuovo millennio, c’è anche il dramma degli abusi sui minori.
Non è più percepito infatti solo come una deviazione morale, un vizio o un peccato contro il sesto comandamento, da affrontare e risolvere nel segreto del confessionale, come è sempre avvenuto. Ci stiamo mettendo dalla parte delle vittime e lo vogliamo affronta.re da una nuova visuale: le loro ferite e il loro trauma è al primo posto, non più la paura dello scandalo per i fedeli semplici e il disonore per la Chiesa e i suoi ministri.
La Chiesa italiana si sta muovendo, ormai da alcuni anni, senza troppo rumore mediatico, sul tema degli abusi ai minori e alle persone vulnerabili da parte del clero e dei religiosi.
Il problema c’è sempre stato, ma adesso sta cambiando il modo di affrontarlo sia nella vita interna della Chiesa, come dicevamo, sia nella società italiana, soprattutto dagli anni ’70 in poi, complice anche l’ondata di cambiamenti nei costumi culturali e sessuali che hanno provocato l’emergere di questa realtà faticosa e conflittuale.
Anche nelle leggi dello Stato questo reato è stato via via individuato e finalmente trattato come offesa alla persona del minore, non solo alla morale pubblica.
Nelle Chiese locali, con le denunce e i primi provvedimenti dalla fine degli anni ’90 in poi, nelle diocesi del Canada, degli Stati Uniti, dei paesi anglosassoni e via via nelle altre, si sono messe in atto procedure canoniche e pastorali per contrastare questo terribile reato che è anche un peccato gravissimo, compresa la Chiesa italiana.
Anche da noi è iniziato un percorso che ha generato i provvedimenti attualmente in vigore in Italia. Ci preme però sottolineare che al centro di tutte le attività anche nuove e un po’ sperimentali che i vescovi italiani hanno adottato, soprattutto con le nuove Linee Guida, c’è un obiettivo: si sta puntando alla trasparenza e al superamento completo di quella specie di omertà e di “segreto” che nel passato finiva per danneggiare solo le vittime degli abusi, senza in realtà salvare la vita della Chiesa né dallo scandalo né dal male che la minava.
E si cerca soprattutto di creare una cultura del rispetto dei minori (ragazzi e adolescenti, maschi e femmine), sia della loro affettività che della loro corporeità, per difenderli dagli abusi di potere, spirituali, di coscienza e sessuali, dinamicamente legati tra loro.
Per perseguire questo obiettivo, cioè prevenire gli abusi e sostener.ne l’emersione, ci si è resi conto che non basta individuare i singoli possibili abusatori e contrastarli in ogni modo.
È invece necessario formare l’intera comunità cristiana e tutte le famiglie o gli educatori -anche fuori dall’ambito ecclesiale-, perché ormai sappiamo che gli abusi avvengono proprio negli ambienti più familiari e hanno spazio dove non si vuole “vedere e sentire” e non si vuole “credere” che siano implicati personaggi familiari o autorevoli o importanti, magari appartenenti al clero o al mondo religioso.
Credere ai piccoli o ai giovanissimi che lanciano avvertimenti espliciti o impliciti su quello che subiscono loro o i loro amici, è parte necessaria di qualunque relazione educativa, ecclesiale e familiare, ma non è ancora scontata nella nostra mentalità comune.
C’è una bonifica culturale da fare, ed è urgente.
Come Chiesa italiana ci siamo messi in questo percorso, convalida.to dagli stimoli fortissimi di Papa Francesco e dalle sue direttive anche canoniche.
Ora i Vescovi italiani hanno deciso di aprire attività di verifica e indagini “previe” ogni volta che ci siano delle segnalazioni o denunce verosimili.
Hanno scelto, come impegno morale, di collaborare con le autorità civili, al limite anche contro la volontà di genitori o tutori, quando ci sia chiaro il pericolo di recidiva, perché il bene e la protezione dei minori è il valore che supera ogni altra preoccupazione.
Con la pubblicazione delle Linee guida per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili (CEI e CISM, 2019) e con la relativa istituzione di figure operative, cioè i Referenti diocesani, i coordinatori regionali, i Vescovi incaricati in ogni regione, c’è un grande lavoro che ci aspetta di informazione e formazione per prevenire gli abusi sui minori e sulle persone vulnerabili.
Sono nati i Servizi Diocesani per la Tutela dei minori, con funzioni soprattutto pastorali e formative, e i Centri di ascolto, per la prima accoglienza delle segnalazioni e delle denunce. Sono stati pensati proprio per tutelare i “piccoli” nei contesti normali della Chiesa: cioè quelle attività liturgiche, catechistiche, formative,, sportive e caritative che mettono a contatto diretto degli adulti con ragazzi, adolescenti e giovani, almeno in parte fragili e vulnerabili.
I casi che emergono sempre più nei nostri ambienti familiari e aggregativi, anche ecclesiali, aggravati dalle situazioni create dalla pandemia in questi tempi, ci dicono quanto sia necessario intervenire per proteggere i minori dai disordini familiari e sociali, dalle violenze, dagli abusi fisici o psicologici e da quegli “adulti” che si aggirano come “lupi” nelle case, negli ambienti ecclesiali, di ritrovo e di sport oppure, in modo fortemente crescente, si dedicano all’adescamento su internet. Un capitolo questo abbastanza nuovo, ma da far entrare necessariamente nel rapporto educativo tra genitori o educatori era. Gazzi, che già nella preadolescenza navigano senza criteri e con poco spirito critico nel mare oscuro del sesso facile e spesso perverso, che scoprono su internet.
Le relazioni familiari, di gruppo, nella scuola, negli oratori, nello sport, non si possono dare per scontate: non sono sempre sicure e pulite, libere e rispettose.
C’è un lavoro educativo da fare perché esse siano orientate o riorientate verso i valori umani e cristiani essenziali, verso il rispetto di tutti i diritti fondamentali dei fanciulli e degli adolescenti. Chi ha responsabilità educative deve saper gestire le relazioni con sapienza, rispetto, ma anche con fermezza, perché i mondi dell’abuso sono aggressivi, subdoli e distruttivi del corpo, della psiche e dello spirito dei giovani, spesso con ferite irreversibili.
Ma i singoli educatori non devono essere soli: è richiesta la sensibilizzazione e la partecipazione di tutte le componenti della comunità cristiana e della società civile per affrontare questo “virus” che spinge e fa cadere degli adulti, a loro volta psicologicamente immaturi, fragili
o seriamente disturbati, spingendoli a sfruttare e abusare i più vulnerabili e i più piccoli di loro. Deve essere un’azione sistematica e coinvolgente, per sconfiggere il pericolo di quella dinamica sistemica che sminuiva, copriva, spegneva e cancellava i reati, tutta a vantaggio dei perpetuatori e a danno gravissimo delle vittime.
Bisogna però segnalare, in positivo, che le indicazioni della S. Sede e dei Vescovi italiani hanno raccolto una rapida adesione nelle diocesi, segno di una sensibilità che è certamente presente nella nostra Chiesa.
E anche da parte dei giovani si è rivelato un interesse che ci dà speranza, proprio come Papa Francesco si aspettava: accanto a giovani feriti dagli abusi, possono esserci giovani che si impegnano per rimarginare questa ferita e dai giovani potrà venire un impulso importante di rinnovamento(Christus vivit, nn.99 e100).
Lorenzo Ghizzoni
Arcivescovo di Ravenna Cervia
e Presidente del Servizio nazionale Tutela minori